sabato 21 febbraio 2015

EXPOniamoci #6 - La ragazza con la camicia

Stessa idea: la ragazza con pochi o nessun bottone alla camicia. (v.#1)
Stesso palazzo: buon esempio di stereotipo urbanistico sessista a Milano. (v. #1 e #2)
Stessa marca: l'EXPO si avvicina, meglio non cambiare stile!!! (v. #1 e #2)
Stessi consumatori? 

giovedì 11 dicembre 2014

EXPOniamoci #5 - La donna che vola

Sul tetto delle bancarelle volò una donna in sottoveste

EXPOniamoci #4 - Le due madonne

Tempo di Natale, il rosso si impone in Piazza Duomo

EXPOniamoci #2

Questa era la campagna segnalata con il # 2 era il 22 ottobre 2014. Per errore è scomparsa temporaneamente. Ritorna ora nel blog.Era sullo stesso palazzo di EXPOniamoci #1, Via M.Gioia.

EXPOniamoci #3

L'anno dell'EXPO si avvicina e la pubblicità impazza. Nessun cambiamento in vista, anzi... avanti tuttaaaaaa. Complimenti alla città.

sabato 27 settembre 2014

EXPOniamoci #1

Sarà una rubrica molto veloce, con poche parole, anzi quasi niente parole.
Sarà una rubrica per tenere alta l'osservazione sulla città "attraversata" dall'EXPO come corpo estraneo che mostrerà, come sempre, corpi e immagini per il beneficio della cultura della violenza sulla donna. Come prima. Speriamo non più di prima. Servirà a me per conservare memoria e sarà disponibile come memoria per i sostenitori e le sostenitrici di "Milano capitale della moda, del design, dell'imprenditoria, della lotta alla cartellonistica sessista (sic!!), e di tutto e di tutto". Poche parole. Quasi niente.

sabato 21 giugno 2014

Un successo a occhi chiusi.

Un successo?
Sicuramente sì! È una cosa notevole di plauso quello che in questi ultimi 15 giorni è succeso a Milano: finalmente alcune persone investite di poteri istituzionali hanno raccolto e amplificato le richieste di una piccolissima parte della cittadinanza per fare qualcosa almeno contro una delle tante pubblicità che continuano REGOLARMENTE ad essere affisse nella nostra città e nelle altre. Dopo numerosi giorni di esposizione quella prima campagna (oggetto di censura perchè assai facile da decifrare grazie alla sua sfacciataggine sessista, affidata a quello che ipocritamente chiamiamo "fondoschiena") è stata sostituita da un'altra evidentemente già pronta che abbiamo visto trionfare a partire da ieri. Ma questo secondo passo segna davvero un successo? Il silenzio o, in certe interviste, addirittura l'enfasi con cui è stata annunciata la sostituzione sono un bel segno? Secondo me no, tristemente. Questa seconda campagna appartiene a tutti gli effetti a quelle che avrei fotografato all'epoca del mio lavoro di raccolta sistematica (1990-2010) di pubblicità che hanno lastricato la strada della cultura della violenza sulla donna. Strada fatta di pavimenti scivolosi assai e di letture difficili da improvvisare. Questa, a giudicare dal silenzio di quante hanno parlato prima, sarebbe una buona campagna, non va rimossa, non va fatta nessuna telefonata all'ATM, e nemmeno all'istituto privato IAP e nemmeno all'azienda. Tuttavia, la bibliografia non manca finalmente anche in Italia per studiare i segni del sessismo nella comunicazione pubblicitaria e non dovrebbe essere difficile decodificare l'associazione impropria anche di questa figura intera che ha sostituito il pezzo di carne con il prodotto. Chiara Volpato ci ha magistralmente insegnato che esistono varie forme di sessismo e le migliasia di persone che io ho conosciuto in questi venticinque anni di lavoro sul campo me lo hanno confermato: a prima vista molti dei messaggi sessisti non sono facili da individuare, da smascherare. I contenuti sessisti sono nascosti sotto stereotipi ormai accettati dalla società, cui non facciamo più caso. Ma per le nuove istituzioni della politica che tambureggiano il successo è giusto restare alla "prima vista"? Non sarebbe il caso di alzare l'asticella della lotta culturale passando dal "sedere di facile lettura" allo stereotipo più micidiale perchè subdolo della bionda che ci guarda distesa sul pavimento? Io credo di sì. Questo sarebbe un successo culturale di più ampia portata e potrebbe coinvolgere anche quella moltitudine di cittadini e cittadine silenziose che passando davanti al sedere censurato non avevano provato alcun fastidio. Anzi!